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Il metodo Cornell per prendere appunti

Il metodo Cornell divide il foglio in tre zone — le domande a sinistra, gli appunti a destra, il riassunto in basso — e chiede cinque passaggi. Funziona perché ti obbliga a fare, dopo la lezione, quello che di solito nessuno fa. E regge male quando la lezione corre più della tua mano.

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La lezione corre più della tua mano

Esci dall’aula con tre pagine piene e la mano indolenzita. Le riapri la settimana prima dell’esame e non ci puoi fare quasi niente: un fiume di frasi in cui non si distingue l’essenziale dalle digressioni. Non ti mancano gli appunti: ti manca un modo per interrogarti.

La risposta breve, prima di tutto. Cornell è un modo di impaginare il foglio prima di entrare in aula: gli appunti a destra, una colonna stretta a sinistra e una fascia in fondo, lasciate vuote. La sera riempi la sinistra con le domande a cui quegli appunti rispondono e la fascia con due righe di riassunto. Poi ripassi coprendo la destra.

E subito il limite, che quasi nessuna guida mette in cima: in un blocco da tre ore senza pause la destra diventa un fiume e le altre due zone restano bianche. Un foglio con la sinistra bianca non è Cornell, è un foglio con un margine largo.

Se la lezione ce l’hai registrata nel telefono, la prova più corta è caricarla su Alessandria e vedere che cosa ne esce.

Da dove viene, e perché funziona

Il metodo ha un autore, e non è folclore da manuale di studio. Il centro che se ne occupa alla Cornell University scrive che il sistema fu messo a punto da Walter Pauk, docente di pedagogia dell’ateneo, che lo descrisse nel libro «How to Study in College».

Sulla stessa pagina l’ateneo aggiunge che la ricerca mostra come prendere appunti a mano sia più efficace che battere a tastiera: un’affermazione che circola ovunque, e che qui almeno si legge sul sito di chi il metodo lo ha inventato.

Ma il motore vero è un altro. Il foglio Cornell non serve a scrivere meglio: serve a costringerti al richiamo attivo. Le domande a sinistra si leggono con la destra coperta, cioè ti fanno rispondere a memoria — la cosa che costa fatica e proprio per questo funziona. Rileggere non costa fatica, e infatti rende poco.

Le cinque fasi, in italiano semplice

  1. Registrare

    Durante la lezione scrivi nella colonna larga, e basta. Frasi corte, un concetto per riga.

  2. Ridurre

    Entro sera ricavi nella colonna stretta le domande a cui gli appunti rispondono. È il passaggio che quasi nessuno fa, ed è quello che decide tutto il resto.

  3. Recitare

    Copri la colonna larga e rispondi alle domande di sinistra ad alta voce. Pensare «sì, questo lo so» non è una risposta: è un’impressione.

  4. Riflettere

    Ti chiedi come questa lezione si lega alle precedenti e al manuale. È il passaggio più sacrificabile quando il tempo è poco.

  5. Ripassare

    Torni sul foglio a distanza di giorni, sempre coprendo la destra: poche riprese distanziate valgono più di una maratona la sera prima.

Nel libro le cinque parole cominciano tutte per R, in inglese, e in italiano il gioco si perde. La cosa da notare è un'altra: solo la prima fase avviene in aula. Le altre quattro chiedono un momento che nel tuo calendario, oggi, non esiste.

Dove Cornell non regge

Le guide si fermano quasi sempre prima di questa parte, e così il metodo sembra funzionare sempre.

  • Quando il docente non fa pause. Se già scrivendo stai dietro a fatica, non ti resta niente per ridurre e recitare: esce il foglio di sempre, con una zona su tre piena.
  • Quando la materia è fatta di formule e dimostrazioni. Cornell è pensato per un sapere che si racconta a parole: una dimostrazione non si spezza in domande brevi.
  • Quando la sera non c’è. Ridurre e recitare chiedono un momento fisso, ogni giorno, per ogni corso. Un metodo che presuppone una giornata che non hai non è un metodo: è un rimprovero.

Quello che si salva sempre è la colonna di sinistra: trasformare gli appunti in domande. Puoi farlo su un foglio senza margini, dentro un file, perfino su una sbobina di qualcun altro. Il valore sta lì, non nella geometria della pagina.

Dove entra Alessandria, e dove no

Il punto in cui Cornell si rompe è quasi sempre lo stesso: la mano non tiene il passo e la lezione se ne va. Se quella lezione l’hai registrata, Alessandria te la restituisce scritta — non un riassunto in poche righe, la lezione intera dal primo minuto all’ultimo — con gli appunti ordinati per argomento, il glossario, la mappa concettuale e le flashcard. La colonna larga te la ritrovi già piena, e ti resta il lavoro che conta.

È un sito: si apre dal browser del telefono o del computer, senza installare niente. Una lezione, per Alessandria, è una registrazione audio o un file di testo.

E adesso le cose che non fa, dette per prime da noi. Non produce un foglio Cornell: nessun modello a tre zone, niente da stampare. Non esporta file — appunti, mappe, quiz e flashcard si leggono dentro Alessandria e le flashcard non si importano in Anki, mentre gli appunti si possono pubblicare su Notion. E non accetta slide, PDF, immagini o video.

E una differenza conviene dirla chiara. Cornell è un modo di prendere appunti mentre il docente parla, e la fatica di scrivere fa parte del metodo. Alessandria ricava il materiale da una registrazione, a lezione finita, e negli appunti finisce solo ciò che è stato detto in aula. Sono due mestieri diversi.

Provalo sulla tua materia: carica una lezione che hai già seguito prendendo appunti a mano, così sai come dovrebbe venire.

Il foglio fitto su cui non ci si riesce a interrogare

Riguarda l’ultimo foglio di appunti che hai scritto: fitto, ordinato, coi titoli sottolineati — e senza un solo punto in cui tu possa coprire qualcosa e chiederti se lo sai. Ore di lezione, ore di mano che corre, e resta un documento da rileggere. Quelle ore le hai già spese.

Le prime due lezioni non si pagano e non chiedono la carta. Dopo, Alessandria costa 6,49 € al mese, oppure 5,99 € al mese pagando ogni tre mesi e 3,99 € al mese pagando l’anno: il prezzo è uno solo e tutto è incluso in tutti i piani. La colonna di sinistra resta lavoro tuo, ed è giusto così: è lì che si impara.

Una lezione, e come finisce su un foglio Cornell

Quello che si sente a lezione

…dunque, il Congresso di Vienna, 1814-1815, subito dopo la caduta di Napoleone. Si siedono al tavolo le quattro potenze che l’hanno battuto — Austria, Russia, Prussia, Inghilterra — e poi c’è la Francia, che è la sconfitta, però ha Talleyrand, e Talleyrand riesce a farsi ammettere alle discussioni che contano, il che è già una lezione di diplomazia. I due criteri, e questi segnateveli, sono la legittimità e l’equilibrio. Legittimità vuol dire rimettere sul trono i sovrani che c’erano prima. Equilibrio vuol dire che nessuno deve diventare troppo forte, e qui i due criteri ogni tanto litigano fra loro, perché per tenere l’equilibrio a qualcuno il territorio glielo dai lo stesso, legittimo o no. Per l’Italia il risultato lo sapete: divisa, e il Lombardo-Veneto all’Austria. Poi nel Quindici c’è la Santa Alleanza, Russia Austria Prussia…

Il foglio, zona per zona

Colonna larga, a destra — scritta durante la lezione

Congresso di Vienna: 1814-1815, dopo la caduta di Napoleone.

Al tavolo: Austria, Russia, Prussia, Inghilterra. Francia ammessa alle discussioni grazie a Talleyrand.

Due criteri: legittimità (i sovrani di prima tornano sul trono) e equilibrio (nessuna potenza troppo forte).

I due criteri a volte si contraddicono: per l’equilibrio si assegnano territori anche contro la legittimità.

Italia: divisa; Lombardo-Veneto all’Austria.

Santa Alleanza (1815): Russia, Austria, Prussia.

Colonna stretta, a sinistra — scritta la sera stessa

Quali sono i due criteri del Congresso, e in che cosa entrano in conflitto?

Perché la Francia sconfitta viene ammessa al tavolo delle trattative?

Che conseguenze ha il criterio dell’equilibrio sull’Italia?

Parole da saper dire: legittimità · equilibrio · Restaurazione · Santa Alleanza.

Fascia in basso — il riassunto, due righe

Il Congresso ridisegna l’Europa dopo Napoleone seguendo due criteri in tensione fra loro: rimettere i sovrani legittimi e impedire che una potenza domini le altre. Dal compromesso fra i due nasce l’assetto della Restaurazione.

Cinque righe di appunti, tre domande e due righe di riassunto: il foglio è finito, e da domani si ripassa coprendo la colonna di destra.

Esempio dimostrativo: la lezione qui sopra l’abbiamo scritta noi, a tavolino, su nozioni da manuale di storia. Nessuna registrazione d’aula e nessuna parola di un docente vero finisce su questa pagina. Il foglio è descritto zona per zona perché su questa pagina non possiamo disegnarlo.

Domande sul metodo Cornell

Che cos’è il metodo Cornell?

È un modo di impaginare il foglio in tre zone: gli appunti a destra, scritti a lezione; le domande a sinistra, ricavate dopo; due righe di riassunto in basso. Si ripassa coprendo la destra. Il centro che se ne occupa alla Cornell University lo attribuisce a Walter Pauk, che lo descrisse nel libro «How to Study in College».

Il metodo Cornell funziona all’università italiana?

In parte, e dipende dal corso: regge nei corsi discorsivi, con un docente che scandisce e lascia respirare, e regge male nei blocchi lunghi senza pause e nelle materie fatte di formule. Il pezzo che funziona sempre è la colonna di sinistra: ricavare le domande dagli appunti si può fare su qualunque foglio, anche su una sbobina scritta da altri.

Posso stampare un foglio Cornell da Alessandria?

No. Alessandria non ha un modello di foglio Cornell e non esporta file: appunti, mappe, quiz e flashcard si leggono dentro Alessandria e le flashcard non si importano in Anki. Gli appunti di una lezione si possono pubblicare su Notion. Il foglio a tre zone, se lo vuoi, lo disegni tu.

Da dove viene

Le pagine lette per scrivere questo articolo. Gli indirizzi sono quelli veri, non riscritti.

La colonna larga, già piena

Carica la lezione registrata e ritrova la lezione scritta per intero e gli appunti divisi per argomento: a te resta la parte che insegna, cioè scrivere le domande.

Le prime due lezioni non chiedono la carta.