Mappe concettuali da una lezione registrata
Una mappa concettuale mostra i concetti di una lezione e — soprattutto — come sono legati fra loro: ogni freccia porta scritto il verbo che unisce due idee, così la mappa si legge come una serie di frasi. Ad Alessandria si dà la registrazione della lezione e la mappa arriva insieme agli appunti, al glossario e al resto. Quando le lezioni sono molte, ne esce anche una del corso intero.
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Che cos’è una mappa concettuale (e cosa non è)
Una mappa concettuale non è un elenco puntato disposto a raggiera. La differenza sta tutta nelle frecce: in una mappa vera ogni freccia porta scritto che rapporto c’è fra i due concetti che unisce — «si articola in», «causa», «si oppone a», «deriva da». Ogni collegamento, letto ad alta voce, è una frase di senso compiuto.
È questo che la rende utile all’esame. Le domande difficili quasi mai chiedono una definizione: chiedono di mettere in relazione due cose spiegate in momenti diversi. Uno schema ad albero non risponde; una mappa con i verbi sulle frecce sì.
Se guardando una mappa non sai dire perché due riquadri sono uniti, quella mappa non ti sta insegnando niente. È il primo controllo da fare.
Com’è fatta la mappa di una lezione
La mappa parte da una domanda focale: la domanda a cui l’intera lezione risponde. Da lì scende per gradi, e ogni grado ha una funzione diversa.
- Il tema centrale. Uno solo, l’argomento della lezione.
- I macro-argomenti. Le parti in cui la lezione si divide: sono i rami che si aprono e si chiudono mentre esplori.
- I concetti. Definizioni, meccanismi, distinzioni: la sostanza di quello che è stato spiegato.
- Gli esempi. I casi concreti, le opere, le date citate a lezione — quelli che all’orale fanno la differenza fra sapere e aver capito.
- I collegamenti trasversali. Le frecce fra rami diversi, quando la lezione lega davvero due cose lontane. Sono pochi e sono il pezzo pregiato: nessuno li disegna a mano perché per vederli bisogna avere in testa la lezione intera.
Le etichette dei concetti sono corte e in parole piane: quando esiste la forma estesa si scrive quella, non la sigla. Una mappa piena di abbreviazioni si capisce solo se sai già, cioè quando non ti serve più.
Come si usa, davvero
La mappa si apre dentro Alessandria e non è un’immagine ferma: i rami si aprono e si chiudono, e si può ingrandire un punto o rimettere in vista tutta la mappa con un tasto.
- Cerca un concetto. Scrivi una parola e la mappa ti porta al nodo, uno dopo l’altro se ce n’è più d’uno. È il modo più veloce di rispondere alla domanda «dove stava questa cosa?».
- Modalità presentazione. La mappa avanza una tappa per volta, come se qualcuno te la spiegasse. Serve per ripassare a voce alta la sera prima dell’orale.
- Schermo intero e tastiera. Tutto si comanda anche senza mouse, e la mappa si può proiettare se studi in gruppo.
La mappa della lezione e quella del semestre
Ogni lezione ha la sua mappa. Ma la mappa che serve davvero a giugno è un’altra: quella del corso intero, che legge tutte le lezioni insieme e mette in relazione argomenti spiegati a due mesi di distanza.
È la mappa semestrale, uno degli otto strumenti d’esame, e porta con sé anche le domande di collegamento — quelle che un docente fa quando vuole capire se hai studiato il programma o venti lezioni separate.
Una mappa per lezione non fa una mappa del corso. I legami fra la terza e la diciottesima lezione non stanno in nessuna delle due.
Cosa la mappa non fa
- Non aggiunge concetti che a lezione non c’erano. Dentro la mappa entra quello che è stato detto: se un argomento il docente l’ha solo sfiorato, resta sfiorato anche lì.
- Non sostituisce gli appunti. Una mappa è una vista d’insieme: dice come stanno insieme le cose, non le spiega. Serve prima — per orientarsi — e dopo, per ripassare.
- Non esce da Alessandria. La mappa si consulta qui dentro: non c’è un file da scaricare, ed è una scelta.
Da mezz’ora di spiegazione a una mappa che si legge
…il punto è che non c’è un inizio e una fine, è un ciclo, per questo si chiama ciclo delle rocce. Il magma si raffredda e vi dà le rocce ignee, va bene? Poi quelle stanno lì, e l’acqua, il vento, il gelo le sbriciolano — questo è il weathering, l’alterazione — e i pezzi vengono trasportati, si depositano, si compattano, e diventano sedimentarie. E se invece finiscono in profondità, dove c’è pressione e temperatura alta, allora si trasformano allo stato solido, badate bene, senza fondere: e quelle sono le metamorfiche. Se fondono del tutto siamo tornati al magma, e si ricomincia…
Domanda focale: come si trasformano le rocce le une nelle altre?
Tema centrale: il ciclo delle rocce. Da lì partono i tre rami principali.
Magma → si raffredda in → Rocce ignee
Rocce ignee → sono sbriciolate da → Alterazione (weathering)
Alterazione → produce → Sedimenti → si compattano in → Rocce sedimentarie
Rocce sedimentarie → sepolte si trasformano in → Rocce metamorfiche
Rocce metamorfiche → se fondono tornano a → Magma
Collegamento trasversale
Metamorfismo → avviene senza → Fusione. È la distinzione segnalata a lezione fra trasformazione allo stato solido e ritorno al magma.
Esempio dimostrativo: la lezione qui sopra l’abbiamo scritta noi. Nessuna registrazione d’aula e nessun materiale di un docente vero finisce su questa pagina.
Domande sulle mappe concettuali
Da cosa nasce la mappa?
Dalla lezione che hai caricato: una registrazione audio oppure un file di testo. Non da un titolo o da un argomento generico, e non da fonti esterne — nella mappa entra quello che è stato detto a lezione.
Che differenza c’è fra mappa concettuale e mappa mentale?
La mappa mentale parte da un centro e si dirama per associazione, senza dire che rapporto lega i rami. In una mappa concettuale ogni collegamento porta scritto il verbo che unisce i due concetti, quindi si legge come una frase: è la forma che serve per rispondere alle domande di collegamento.
Posso modificare la mappa?
Puoi esplorarla: aprire e chiudere i rami, cercare un concetto, ingrandire, andare a schermo intero e usare la modalità presentazione. Non c’è invece un editor per riscrivere i contenuti: se la lezione cambia, si rigenera la mappa.
Esiste una mappa di tutto il corso?
Sì, la mappa semestrale: è uno degli otto strumenti d’esame e legge tutte le lezioni del corso insieme, comprese le relazioni fra argomenti spiegati a mesi di distanza. Porta anche le domande di collegamento.
Posso scaricare la mappa o stamparla?
La mappa si consulta dentro Alessandria, anche a schermo intero e in modalità presentazione. Non c’è un file da scaricare: da Alessandria non esce niente.
La mappa si legge bene anche con una DSA?
Le etichette sono corte, in parole comuni e senza sigle quando esiste la forma estesa. Alessandria usa un carattere ad alta leggibilità e ha una modalità dislessia con spaziature più ampie.
Guarda che mappa esce dalla tua lezione
Carica una registrazione: la mappa arriva insieme agli appunti, al glossario e al resto, senza chiedere niente.
Le prime due lezioni sono gratis. Non serve la carta di credito.