Il glossario dei termini di una lezione
Il glossario raccoglie i termini tecnici nominati a lezione e li spiega uno per uno, con una definizione che si capisce da sola. Ad Alessandria arriva insieme agli appunti, in fondo al documento della lezione, e le definizioni nascono dal modo in cui il docente ha usato quelle parole — non da un dizionario generico.
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Il problema delle parole date per scontate
Ogni corso ha un suo dizionario implicito. Il docente lo usa dalla prima lezione come se fosse ovvio, e per lui lo è: sono le parole con cui pensa da vent’anni. Chi ascolta, invece, passa metà lezione a decidere se «tenore» è un termine tecnico o un modo di dire, e mentre lo decide si perde la frase dopo.
Il costo di quelle parole non è immediato: si paga tre mesi dopo, quando rileggi gli appunti e trovi un termine che avevi capito a orecchio e che ora non regge una domanda precisa.
Un termine tecnico che non sai definire in una frase è un termine che all’esame userai a orecchio. E si sente.
Com’è fatto il glossario
È un elenco: ogni riga ha il termine e, subito dopo, la sua definizione in una o tre frasi. La definizione deve reggersi da sola — niente «vedi sopra», niente rimandi ad altre voci, niente frasi tronche — perché è pensata per chi la legge senza aver seguito quella lezione, cioè per te fra tre mesi.
La regola che conta è una sola: nessun termine senza definizione. Un elenco di quaranta parole nude sembra un lavoro fatto e non serve a niente; quindici termini spiegati bene valgono infinitamente di più. Quando bisogna scegliere, si tagliano i termini, mai le definizioni.
Definizioni prese dalla lezione, non dal dizionario
È la differenza che rende utile un glossario di corso rispetto a una ricerca sul web. Moltissimi termini tecnici cambiano significato da una materia all’altra: «potenza» in fisica, in statistica e in diritto sono tre cose diverse, e la definizione giusta è quella del tuo corso.
Per questo le definizioni nascono dal modo in cui il docente ha usato la parola durante la lezione. Se un termine non è stato nominato, nel glossario non c’è: vale anche qui la regola che attraversa tutta Alessandria — dentro finisce quello che è stato detto.
Dove si trova, e come si usa
Il glossario arriva insieme agli appunti, in fondo al documento della lezione: non è un file da cercare altrove. Si può disattivare dalle impostazioni, se in una materia non serve — ma nella maggior parte dei corsi è la sezione che si consulta più spesso.
Alla fine della lezione, leggilo per primo
Prima di rileggere gli appunti: dieci righe di glossario ti fanno rileggere la lezione con le parole già a posto, invece di inciampare due volte negli stessi termini.
Prima dell’esame, usalo come prova
Copri le definizioni e prova a dirle. Un termine che non sai definire da solo è un buco che l’esame trova prima di te.
Durante il semestre, cercalo
La ricerca lavora su tutte le lezioni del corso: se non ricordi dove un termine è stato introdotto, lo cerchi e vedi in quali lezioni compare, con la riga attorno.
A chi cambia di più la giornata
- Le matricole del primo semestre, che devono imparare la materia e la lingua della materia nello stesso momento.
- Chi arriva da un altro percorso: la magistrale che cambia ambito, i passaggi di corso, chi torna a studiare dopo anni.
- Chi segue un corso in un’altra lingua, dove il termine tecnico è doppiamente opaco — Erasmus compresi.
- Chi prepara un orale, perché nominare un concetto con il suo nome esatto è metà del voto.
Le parole di una lezione, messe in chiaro
…e quindi trovate l’associazione, bene, ma non vi fermate lì: dovete chiedervi se c’è un confondente. Il classico esempio è il gelato e gli annegamenti — non è che il gelato annega la gente, è l’estate che fa aumentare tutti e due. Poi guardate l’intervallo di confidenza, non solo la stima puntuale: se l’intervallo è larghissimo la vostra stima è precisa quanto una previsione del tempo a tre settimane. E il p-value, per carità, ve lo dico una volta sola, non è la probabilità che l’ipotesi sia vera. Non lo è. È tutta un’altra cosa e ve la ripeto la prossima volta…
Glossario della lezione
Variabile confondente — Fattore esterno che influenza sia la presunta causa sia l’effetto, facendo apparire un legame che non è causale. Esempio dato a lezione: la stagione estiva rispetto a consumo di gelato e annegamenti.
Intervallo di confidenza — Insieme di valori entro cui si ritiene compreso il parametro stimato. Un intervallo molto ampio segnala una stima poco precisa, anche quando la stima puntuale sembra netta.
Stima puntuale — Il singolo valore che riassume il risultato, senza indicazione dell’incertezza che lo accompagna.
p-value — Indicato a lezione soprattutto per ciò che non è: non esprime la probabilità che l’ipotesi sia vera. La definizione è stata rinviata alla lezione successiva.
Nessun termine resta senza definizione, e quello che il docente ha rinviato resta segnato come rinviato.
Esempio dimostrativo: la lezione qui sopra l’abbiamo scritta noi. Nessuna registrazione d’aula e nessun materiale di un docente vero finisce su questa pagina.
Domande sul glossario
Da dove vengono le definizioni?
Dal modo in cui il docente ha usato quel termine durante la lezione, non da un dizionario. È il motivo per cui un glossario di corso è più utile di una ricerca sul web: molti termini cambiano significato da una materia all’altra.
Quanti termini contiene?
Dipende da quanto era densa la lezione. La regola è che ogni termine deve avere la sua definizione: meglio quindici voci spiegate bene che quaranta parole nude.
Dove lo trovo?
In fondo agli appunti della lezione, nello stesso documento. Non è un file separato da cercare altrove.
Posso disattivarlo?
Sì, dalle impostazioni: il glossario è una delle opzioni di elaborazione e si può spegnere se in una materia non ti serve.
In che lingua esce?
Nella lingua della lezione. Se segui un corso in inglese, i termini restano in inglese: è la forma in cui li ritroverai all’esame.
Contiene termini che il docente non ha nominato?
No. Nel glossario entrano solo i termini usati a lezione: se una parola non è stata detta, non compare.
Scopri quante parole stai dando per scontate
Carica una lezione e guarda il glossario che ne esce: quasi sempre ci sono tre o quattro termini che credevi di sapere.
Le prime due lezioni sono gratis. Non serve la carta di credito.